Orthosurgical treatment with lingual orthodontics of an infraoccluded maxillary first molar in an adult

Stella Chaushu, Adrian Becker and Gavriel Chaushu, Jerusalem and Tel Aviv, Israel. (Am J Orthod Dentofacial Orthop. 2004 Mar;125(3):379-87).

 

In questo case report viene presentato il trattamento ortodontico chirurgico di una donna di 27 anni che presentava un primo molare mascellare infraoccluso. La paziente aveva un rapporto di Classe I con normali overjet e overbite; la dentatura mascellare presentava degli spazi e il primo molare di destra aveva le tipiche caratteristiche di un dente anchilosato: le cuspidi distali erano 6 mm apicalmente alla cresta marginale del secondo molare mentre le cuspidi mesiali erano sotto gengivali e localizzate 8 mm apicalmente alla cresta marginale del secondo premolare. Alla percussione si percepiva un suono acuto mentre le radiografie periapicali mostravano una parziale assenza dello spazio del legamento parodontale. I denti adiacenti erano inclinati verso il molare anchilosato, gli spazi erano mesiali, la linea mediana era deviata verso il lato coinvolto mentre il molare antagonista era sovra erotto. Dal punto di vista radiografico inoltre vi era un deficit di osso crestale nella zona dell’osso del dente in questione.

 

 

Le alternative di trattamento erano sei:

 

nessun trattamento: ciò avrebbe comportato danni parodontali ai denti adiacenti

estrazione chirurgica del dente infraoccluso: considerato lo stretto rapporto tra le radici del dente ed il seno mascellare ci sarebbe stato il rischio di creare una comunicazione oroantrale; inoltre ci sarebbe stato il rischio di un deficit osseo alveolare e l’eventuale riposizionamento di un impianto avrebbe richiesto un rialzo del seno.

buildup protesico: sarebbe stato possibile solo per infraocclusioni minori e solo se i denti vicini non fossero stati inclinati; in casa così gravi si sarebbe messo a rischio la salute parodontale dei denti adiacenti.

trattamento ortochirurgico: consiste nell’applicare una forza ortodontica estrusiva subito dopo la lussazione chirurgica del dente anchilosato. I rischi sono di frattura radicolare, rianchilosi o perdita di vitalità del dente.

osteotomia segmentale interalveolare: è una tecnica chirurgica che consiste nel riposizionamento del dente intatto anchilosato e di una piccola parte di osso adiacente.

osteotomia localizzata: consiste nell’eliminare chirurgicamente la zona con l’osso fuso. Questo approccio è indicato solo quando l’anchilosi è nella zona crestale e la sua estensione è bel localizzata e facilmente accessibile.

 

Dopo avere discusso con il paziente delle varie possibilità in modo approfondito è stato scelto di procedere con un approccio ortodontico chirurgico.

Il primo passo è stato riaprire lo spazio del molare infraoccluso montando l’ apparecchio linguale nell’arcata mascellare e posizionando una molla tra secondo molare e secondo premolare. Dopo 5 mesi di trattamento, prima della chirurgia, dei brackets vestibolari sono stati bondati sui denti di ancoraggio (secondo molare e premolari) ed è stato posizionato un arco sezionale di acciaio per poter applicare in un secondo tempo una forza estrusiva. Il dente infraoccluso è stato lussato mediante intervento chirurgico fino a fargli raggiungere una mobilità di classe 3.

 

 

 

Una volta ottenuto ciò, dei piccoli occhielli sono stati bondati sui lati buccali e linguali del dente in questione e mediante il sezionale posizionato vestibolarmente e delle catenelle elastiche, è stata applicata una forza estrusiva attivata settimanalmente cambiando le catenelle. Nel momento in cui la corona del dente in eruzione forzata si è avvicinata all’arco linguale, è stato posizionato un altro arco pesante con un offset verticale per creare una distanza sufficiente alla trazione mediante catenella. Dopo 5 settimane di estrusione l’occhiello vestibolare è stato sostituito da un attacco ed è stato posizionato un piccolo arco sezionale vestibolare in NiTi. Anche l’occhiello linguale è stato sostituito da un bracket linguale. La completa eruzione del dente è stata ottenuta in 8 settimane ed il molare antagonista sovraerotto è stato sottoposto a molaggio selettivo. La contenzione è stata realizzata con un arco in acciaio intrecciato .0175 tra il dente infraoccluso e i denti adiacenti e mediante essix per gli altri denti.Una volta ottenuto ciò, dei piccoli occhielli sono stati bondati sui lati buccali e linguali del dente in questione e mediante il sezionale posizionato vestibolarmente e delle catenelle elastiche, è stata applicata una forza estrusiva attivata settimanalmente cambiando le catenelle. Nel momento in cui la corona del dente in eruzione forzata si è avvicinata all’arco linguale, è stato posizionato un altro arco pesante con un offset verticale per creare una distanza sufficiente alla trazione mediante catenella. Dopo 5 settimane di estrusione l’occhiello vestibolare è stato sostituito da un attacco ed è stato posizionato un piccolo arco sezionale vestibolare in NiTi. Anche l’occhiello linguale è stato sostituito da un bracket linguale. La completa eruzione del dente è stata ottenuta in 8 settimane ed il molare antagonista sovraerotto è stato sottoposto a molaggio selettivo. La contenzione è stata realizzata con un arco in acciaio intrecciato .0175 tra il dente infraoccluso e i denti adiacenti e mediante essix per gli altri denti.

 

 

Secondo gli autori il trattamento ortodontico chirurgico di un dente infraoccluso può avvenire con successo solo se:

 

  1. si effettua un’adeguata lussazione chirurgica ottenendo una mobilità di classe 3
  2. si applica un’adeguata forza estrusiva pesante subito dopo la lussazione
  3. la forza estrusiva viene mantenuta sufficientemente elevata cambiando spesso le catenelle elastiche

 

 

 

Report a cura della dott.ssa Laura Bonaccorso

Three case reports demonstrating treatment of relatively complex orthodontic cases using a completely customised lingual appliance

(Buckley J. J Ir Dent Assoc. 2016 Apr-May;62(2):106-13)

In questo articolo vengono presentati tre casi clinici complessi trattati con apparecchiatura linguale completamente customizzata (Incognito TM _TOP service 3m Unitek, Bad Essen, Germany e WinTM -DW lingual systems, Bad Essen, Germany).

Il primo caso è quello di un uomo di 30 anni con una malocclusione di Classe I caratterizzata da un severo affollamento di entrambe le arcate. I primi premolari superiori erano stati estratti quando era un bambino, mentre i primi premolari inferiori sono stati estratti prima del trattamento eseguito con il sistema Incognito TM. Gli autori hanno focalizzato la loro attenzione sui seguenti punti principali:

  • il paziente presentava un problema di Bolton che è stato risolto con dello stripping inferiore segnalato dal laboratorio al clinico.
  • a causa dell’inclinazione linguale del secondo premolare inferiore di destra è stato necessario sezionare la mascherina di trasferimento indiretta a livello del primo premolare inferiore di destra. In questo modo le mascherine di trasferimento sono state bondate separatemente.
  • non è stato possibile bondare l’incisivo centrale inferiore destro sin dall’inizio in quanto lo spazio era insufficiente; il dente è stato connesso inizialmente all’arco mediante legatura elastica e una volta creato lo spazio è stato bondato.
  • una volta completata la chiusura degli spazi è stato visto che i denti inferiori da canino a canino avevano tutti un eccessivo tip corono distale rispetto al set up. In questo caso è stato ordinato in aggiunta un arco in TMA con 15° di tip mesiale sui canini e 12° di tip mesiale sugli incisivi.
  • per correggere l’open bite laterale è stato chiesto ai pazienti di indossare degli elastici a V invertita attaccati a dei bottoni in composito, da portare la notte per tre mesi.

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Il trattamento è durato 25 mesi e come contenzione sono stati consegnati degli Essix.

 

Il secondo caso è quello di un ragazzo di 28 anni che presentava una malocclusione di Classe III da retrusione mascellare. Il paziente è stato trattato con un trattamento combinato ortodontico chirurgico mediante Le Fort I per ottenere un avanzamento mascellare e con un apparecchio linguale WinTM (DW lingual systems, Bad Essen, Germany).

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Secondo gli autori i punti salienti del trattamento sono stati:

  • chiedere al laboratorio di rimuovere 0.25 mm dalle superfici interprossimali dei denti di entrambe le arcate da primo molare a primo molare per evitare l’eccessiva proclinazione ed espansione dell’arcata inferiore. Lo stripping è stato poi eseguito su paziente.
  • chiedere al laboratorio di rispettare i limiti buccali dell’osso mascellare nel set up dell’arcata superiore. Se ciò non fosse stato possibile si sarebbe resa necessaria un’espansione chirurgica del mascellare.
  • richiedere un arco 0.18 x 0.25 SS in iperespansione per ottenere l’espansione desiderata.
  • posizionare degli stop sull’arco a livello del primo premolare come indicato nel template per creare spazio nell’arcata inferiore. Non è stato possibile bondare il canino inferiore di sinistra sin dall’inizio in quanto la sua superficie linguale non era accessibile. Per facilitarne la rotazione un bottone di composito è stato posizionato sulla superficie vestibolare del dente ed una catenella elastica è stata estesa dal bottone all’arco sulla superficie distale del dente. il bracket è stato posizionato una volta ottenuta la derotazione del canino.
  • per facilitare la derotazione dei canini mandibolari è stata usata una catenella elastica stirata attorno alla superficie vestibolare del dente, dall’arco al bracket del dente da deruotare. un gradino di composito è stato posizionato vestibolarmente sotto la catenella per evitare che questa scivolasse incisalmente.
  • nell’arcata inferiore sono comparse delle recessioni gengivali a fine trattamento. Il paziente è stato istruito nell’ avere una buona igiene orale e gli è stato spiegato che le lesioni dovranno essere monitorate nel tempo.

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Il trattamento è durato 26 mesi e come retainers sono stati consegnati degli Essix.

Il terzo caso descrive l’uso di un’apparecchiatura di Herbst in combinazione con un’apparecchiatura linguale Incognito TM per correggere una malocclusione di Classe II divisione 2. Il paziente aveva 16 anni ed una Classe II scheletrica da retrusione mandibolare. In questo caso l’herbst è stato indossato per circa 14 mesi.

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Gli autori fanno notare come il bracket dell’incisivo centrale superiore di sinistra sia stato posizionato decentrato in quanto la superficie distale del dente non era inizialmente accessibile. Il bracket decentrato è stato disegnato per essere passivo sull’arco di finitura una volta allineato il dente. Il tempo di trattamento è stato di 24 mesi.

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Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso

Midline Correction with Miniscrew Anchorage and Lingual Appliances

SUK-HYUN YOUN (JCO/MAY 2006 VOLUME XL NUMBER 5)

La correzione della linea mediana è una delle considerazioni più importanti nel trattamento ortodontico ma può essere difficile da ottenere per via delle diverse richieste di ancoraggio. Gli elastici interarcata, ad esempio, possono causare effetti indesiderati come il cant del piano occlusale e la perdita di torque e tip; l’ancoraggio scheletrico è una valida alternativa che consente di correggere la linea mediana facilmente.

Il primo caso clinico presentato in questo studio riguarda una donna di 20 anni con una classe I ipodivergente. La paziente aveva perso il secondo premolare superiore di destra e presentava un’arcata asimmetrica con una deviazione della linea mediana a destra di 2 mm. Inoltre, poiché il secondo molare inferiore di destra era impattato mesialmente, il settimo antagonista era sovraerotto determinando un crossbite. La paziente presentava in aggiunta un overbite del 100%. Gli obiettivi di trattamento erano ottenere l’uprighting e l’estrusione del secondo molare inferiore di destra e intrudere l’antagonista, coordinare le arcate dopo l’estrazione del primo premolare superiore di sinistra, ottenere una classe II molare e classe I canina e migliorare il deep bite.

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Dopo l’estrazione del premolare inferiormente è stato posizionato un arco linguale e il secondo molare inferiore di destra è stato estruso usando una molla di uprighting in .017 x .025 in TMA connessa a un bottone occlusale sostituito in seguito con un tubo. Una minivite è stata inserita palatalmente tra il primo e il secondo molare di destra per fornire l’ancoraggio necessario all’intrusione del secondo molare superiore di destra. Una volta ottenuto l’uprighting del secondo molare inferiore di destra sono stati bandati i brackets linguali da .018. Una minivite è stata inserita sul lato sinistro per la chiusura dello spazio superiore usando la minivite sul lato destro per rinforzare l’ancoraggio. Per la chiusura dello spazio è stata invece utilizzata una catenella dalle miniviti ai canini con una meccanica di scivolamento in massa su un arco in acciaio .016 x .022.

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Dopo la fase di finishing e lo sbandaggio sono stati posizionati dei retainers linguali in entrambe le arcate e sono stati consegnati degli essix da portare di notte. La linea mediana è stata corretta e la linea del sorriso e la simmetria sono state migliorate. Il tempo totale di trattamento è stato di 16 mesi.

 

Il secondo caso presentato è di una donna di 27 anni che presentava la persistenza del canino deciduo superiore di sinistra. Il canino permanente era erotto ectopicamente ed era trasposto con il primo premolare creando un sorriso asimmetrico. Le linee mediane dentali erano entrambe deviate e l’arcata mandibolare aveva una discrepanza di lunghezza d’arcata di 4.5 mm, principalmente nella regione anteriore. Gli obiettivi di trattamento erano correggere la linea media con un ancoraggio scheletrico unilaterale, dopo l’estrazione del canino deciduo e permanente, e sostituire il canino con il primo premolare.

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Dopo le estrazioni i brackets linguali sono stati bondati in modo indiretto in entrambe le arcate e degli archi .014’’ NiTi sono stati usati per l’allineamento e il livellamento iniziali. Una minivite (1.6 mm di diametro per 8 mm di lunghezza) è stata messa palatalmente tra il primo e il secondo molare superiore di destra. La chiusura degli spazi è stata effettuata con un arco .016’’ x .022’’ SS e una catenella legata dalla minivite al canino destro per evitare deviazione della linea mediana a sinistra. E’ stato eseguito anche lo stripping interprossimale per via della discrepanza dentale tra i sei denti anteriori e i cinque denti inferiori. La superficie vestibolare del primo premolare superiore è stata rimodellata e la sommità della cuspide labiale è stata ricostruita con composito. La cuspide palatale non è stata rimodellata per via delle interferenze dal lato bilanciante.

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Dopo il debonding sono stati bondati i retainers linguali in entrambe le arcate e sono stati consegnati degli essix. Sono stati prescritti inoltre degli esercizi per aiutare la correzione della spinta asimmetrica periorale dei muscoli del sorriso. Il tempo di trattamento totale è stato di 14 mesi.

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Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso.

 

 

 

 

CONGRESSO ORTODONZIA LINGUALE

INCISOR POSITION CONTROL IN LINGUAL ORTHODONTICS

Becker G, Becker A. Int Orthod. 2009 Mar;7(1):71-95.

 

In questo articolo vengono presentati casi clinici trattati con il sistema Incognito; gli autori hanno voluto mettere in evidenza efficienza ed efficacia di una metodica CAD/CAM completamente customizzata che ha consentito di soddisfare le richieste del paziente permettendo di controllare con precisione i movimenti ortodontici linguali degli incisivi.

La prima paziente si lamentava degli incisivi superiori ruotati e dell’affollamento degli incisivi inferiori. La protrusione era notevole ma non rappresentava un problema. E’ stato effettuato 1,5 mm di stripping sull’arcata superiore e sono stati allineati i denti con un arco .016 x .022 NiTi; la forma d’arcata è stata rimodellata con uno .0175 x .0175 TMA. La rifinitura è stata effettuata con un arco .0182 x .0182 TMA.

 

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La seconda paziente si lamentava di un open bite anteriore di 4 mm. I modelli studio sono stati realizzati con il sistema 3D Bibliocast. La situazione parodontale era a rischio ma la paziente era stata avvisata del rischio di perdita ossea. Il 36 era assente e il 16 era stato devitalizzato. Sono stati estratti 16, 26 e 46, l’allineamento è stato effettuato con uno .016 x .022 NiTi mentre l’arretramento en masse e la chiusura degli spazi sono state effettuate con uno .016 x .022 SS. Una catenella elastica è stata utilizzata per controllare la rotazione dei settimi superiori. La correzione dell’open bite e la coordinazione delle arcate è stata effettuata con uno .0175 x .0175 TMA (con l’aggiunta di elastici verticali) mentre la stabilizzazione dell’occlusione e la finitura è avvenuta con uno .0182 x .0182 TMA ed elastici di classe II. Il trattamento è durato 29 mesi, è stato raggiunto un rapporto di classe I, è stato chiuso il morso aperto.

 

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Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso

 

Frictional property comparisons of conventional and self-ligating lingual brackets according to tooth displacement during initial leveling and alignment: an in vitro mechanical study.

Do-Yoon Kim, Bum-Soon Lim, Seung-Hak Baek (Korean J Orthod. 2016 Mar;46(2):87-95. doi: 10.4041/kjod.2016.46.2.87. Epub 2016 Mar 18).

In questo studio sono stati valutati gli effetti dello spostamento dentale sulla forza frizionale con archi di allineamento e livellamento quando si utilizzano brackets linguali con legatura convenzionale (7th Generation), attacchi linguali di ampiezza ridotta con legatura convenzionale (STb) e brackets linguali self ligating (In-Ovation L). Le tre tipologie di attacchi sono state testate in tre condizioni di spostamento dentale: nessun spostamento (gruppo controllo), uno spostamento dentale palatale di 2 mm dell’incisivo laterale destro mascellare, e uno spostamento gengivale di 2 mm del canino mascellare destro. Per i test sono stati usati un sistema typodont stereolitografico e saliva artificiale. Il typodont aveva una dentatura mascellare completa fissata a una struttura metallica a forma di arco, che consentiva a ciascun dente di muoversi in senso occluso gengivale e labio-palatale; alla posizione zero tutti i denti erano allineati in una posizione ideale secondo una forma di arcata ovoide. Ogni dente aveva il proprio spazio del legamento parodontale riempito con materiale da impronta in polivinilsilossano che simulava la mobilità dei denti in vivo e assorbiva gli stress meccanici. Le forze frizionali statiche (SFF) e cinetiche (KFF) sono state misurate durante lo scorrimento di un arco 0.013 CuNiTi a 0.5 mm/min per 5 minuti a 36.5 °C.

Dopo ogni test il sistema typodont è stato lavato con acqua distillata e alcool per rimuovere la saliva artificiale e asciugato con una siringa ad aria. Ogni gruppo è stato testato sette volte e ogni volta è stato usato un nuovo arco.

Secondo i risultati di questo studio i brackets linguali self ligating (In-Ovation L) hanno prodotto più basse SFF (forze frizionali statiche) in condizioni di assenza di dislocamento e più basse KFF (forze frizionali cinetiche) negli altri casi; quest’aspetto secondo gli autori potrebbe essere attribuito alle differenze nei metodi di legatura e nelle reali dimensioni dello slot. Tuttavia anche se secondo questo studio gli attacchi self ligating linguali hanno generato una forza frizionale inferiore rispetto agli STb, Lombardo et al (Lombardo L, Wierusz W, Toscano D, Lapenta R, Kaplan A, Siciliani G. Frictional resistance exerted by different lingual and labial brackets: an in vitro study. Prog Orthod 2013;14:37 – http://www.aiol-online.it/frictional-resistance-exerted-by-different-lingual-and-labial-brackets-an-in-vitro-study/) hanno dimostrato il contrario. La ragione di questa discordanza, secondo gli autori, sembrerebbe dovuta a differenze nel disegno sperimentale e, in modo particolare nell’utilizzo di tre denti anteriori e di un arco dritto nello studio di Lombardo et al. rispetto all’intera arcata mascellare e all’arco linguale preformato usato in questo studio.

 

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Il gruppo STb secondo i risultati, ha prodotto forze frizionali più basse rispetto al gruppo di 7th Generation e questo probabilmente per via dell’ampiezza mesiodistale più stretta e di un pad più sottile che rende maggiore la distanza interbracket. Inoltre i brackets STb avevano un sistema di legatura singola per i denti mascellari anteriori, al contrario degli attacchi 7th Generation che avevano una doppia sovra legatura che ha potuto generare più frizione.

Questo studio in vitro ha inoltre dimostrato che gli attacchi di ridotta ampiezza con legatura convenzionale (STb) possono effettivamente ridurre le forze frizionali statiche come gli attacchi self ligating per quanto riguarda gli spostamenti gengivali di 2 mm del canino mascellare e per gli spostamenti palatali di 2 mm dell’incisivo laterale mascellare. Quest’aspetto può essere stato dovuto alle alette passive di 0.33 mm su ogni lato degli attacchi STb. Tuttavia gli autori hanno sottolineato che questo studio ha avuto delle limitazioni legate sia al materiale usato per emulare l’assorbimento degli stress del legamento parodontale (che non può riprodurre la biologia del PDL vero) sia legate al movimento dell’arco che può avvenire in varie direzioni all’interno del cavo orale. Inoltre i brackets linguali con legatura convenzionale avevano diversi metodi di legatura sui denti anteriori mascellari.

Secondo gli autori, poichè i brackets linguali con legatura convenzionale mostrerebbero una più alta forza frizionale cinetica rispetto ai brackets linguali self ligating in condizioni di spostamento del dente, è necessario sviluppare degli attacchi linguali con legatura convenzionale e con metodi di legatura che riducono le forze frizionali tanto efficacemente quanto gli attacchi linguali self ligating durante lo stadio iniziale e di livellamento.

 

Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso

Per visualizzare l’articolo completo clicca sul seguente link: http://dx.doi.org/10.4041/kjod.2016.46.2.87

Frictional resistance exerted by different lingual and labial brackets: an in vitro study

Luca Lombardo, Weronika Wierusz, Dominique Toscano, Roberto Lapenta, Andrea Kaplan and Giuseppe Siciliani.

In questo studio si indaga la resistenza frizionale esercitata da diversi brackets linguali e vestibolari sia convenzionali che self ligating. I fattori valutati e confrontati sono stati: l’ampiezza bracket/base, la misura dello slot, la distanza interbracket, e gli angoli di contatto critico di primo e di secondo ordine.

18 modelli in gesso (9 superiori e 9 inferiori) sono stati replicati a partire dalle impronte del cavo orale di un paziente non trattato. Sono stati considerati i settori anteriori di ogni modello e su canini e incisivi laterali e centrali sono stati montati sia brackets linguali che vestibolari. Tutti gli attacchi sono stati misurati con un calibro elettronico e con una punta di precisione per calcolare l’ampiezza mesiodistale, l’altezza dello slot e la distanza tra due brackets adiacenti. Il bonding è stato effettuato in una posizione clinicamente appropriata e su ciascuno dei 54 attacchi sono stati eseguiti dei test di frizione meccanica usando una macchina universale di test. E’ stata misurata la massima forza necessaria a spostare gli archi in NiTi di due diametri diversi (0.012 e 0.014) usando negli attacchi convenzionali sia le legature elastiche che metalliche. Gli archi sono stati tirati in direzione distale per simulare lo stadio iniziale di allineamento e livellamento durante i quali devono scivolare attraverso i brackets. La resistenza di ogni combinazione bracket/arco è stata testata in ambiente secco su ognuno dei tre denti e ogni misura è stata ripetuta tre volte.

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Secondo i risultati, dei tre tipi di attacchi vestibolari quelli che hanno generato una frizione maggiore sono stati: quelli in ceramica (G&H) e quelli posizionati nell’arcata inferiore ad eccezione degli attacchi superiori Mini-Mono (Forestadent) in cui la differenza con gli inferiori era impercettibile. Il divario nei valori tra le due arcate è stato spiegato dagli autori con la ridotta distanza interbracket dell’arcata inferiore che si traduce con un aumento della rotazione e del torque.

A proposito degli attacchi linguali è stato visto invece che i self ligating In-Ovation L sviluppavano valori più alti rispetto ai convenzionali con valori di gran lunga inferiori negli STb.

Gli autori hanno rilevato inoltre che per quanto riguarda la misura dell’arco, questa influenzava la frizione con valori più bassi al ridursi del diametro del filo (lo 0.012 NiTi produceva minor frizione rispetto allo 0.014 NiTi) e che, indipendentemente dal tipo di sistematica linguale o vestibolare, le legature elastiche hanno generato una frizione maggiore rispetto alle loro controparti metalliche.

 

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Ma il tipo di bracket ha un effetto statisticamente significativo sulla frizione?Secondo gli autori mantenendo le altre variabili costanti (arco e legatura) la scelta del bracket è cruciale per il successo del trattamento in termini di controllo dell’ancoraggio per via della grande discrepanza nella lunghezza di arcata in ortodonzia linguale ed è stato visto che la frizione aumenta all’aumentare dell’ampiezza dell’attacco.

I risultati di questo studio hanno delle implicazioni importanti sulle meccaniche di scivolamento, tuttavia gli autori ne ammettono i limiti legati al fatto che le misurazioni sono state effettuate in vitro e non in vivo. Anche se non è stato possibile individuare il fattore che influiva di più sulla frizione gli autori hanno rilevato una tendenza significativa in entrambi i gruppi di attacchi linguali (arcata superiore e inferiore) nell’aumento delle forze frizionali con un decremento dei valori di distanza interbracket direttamente correlato con l’ampiezza dei brackets. E’ stato anche notato che gli attacchi self ligating potrebbero non ridurre la frizione in tecnica linguale ma ulteriori studi sono necessari per migliorare le future generazioni di brackets linguali.

 

Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso,

 

Per visualizzare l’articolo completo clicca sul link: http://progressinorthodontics.springeropen.com/articles/10.1186/2196-1042-14-37

Effect of lingual enamel sandblasting with aluminum oxide of different particle sizes in combination with phosphoric acid etching on indirect bonding of lingual brackets

Julissa Janet Robles-Ru ́ız; Ana Lidia Ciamponi; Igor Studart Medeiros; Lylian Kazumi Kanashiro (Angle Orthodontist, Vol 84, No 6, 2014)

 

L’obiettivo di questo studio è stato confrontare la tensione di legame e il punto di fallimento del legame dei brackets linguali bondati dopo la sabbiatura dello smalto linguale con particelle di ossido di alluminio e la mordenzatura con acido fosforico al 37%.

80 premolari mascellari sono stati divisi in modo random in quattro gruppi uguali in base al metodo di trattamento della superficie di smalto linguale. Il gruppo 1 è stato il gruppo controllo che ha subito solo la mordenzatura mentre i gruppi 2, 3 e 4 sono stati sabbiati dopo la mordenzatura con particelle di ossido di alluminio rispettivamente di 27, 50 e 90 micron. I brackets linguali sono stati bondati con lo stesso protocollo e adesivo in tutti i gruppi. Le mesh dei brackets sono state pulite con acetone e vi è stato applicato dell’adesivo Transbond XT (3M Unitek Monrovia, Calif); un carico di 453.59 g è stato applicato al centro di ogni bracket per standardizzare la quantità di resina la polimerizzazione è stata di 10 secondi per lato a una distanza di 2-3 mm con una lampada LED di 110 mW/cm2.

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La massima tensione richiesta per staccare i brackets è stata misurata usando una macchina, mentre il punto in cui il legame falliva è stato identificato in base all’ARI (indice di adesivo residuo). L’analisi della varianza è stata utilizzata per confrontare la tensione di legame media tra i gruppi. Secondo i risultati di questo studio non ci sono state differenze significative tra i quattro gruppi. La sabbiatura dello smalto linguale usando diverse particelle di ossido di alluminio prima della mordenzatura non influenza la tensione di legame del bonding e non influenza la quantità di adesivo residuo sullo smalto.

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Secondo gli autori i risultati di questo studio vanno valutati con cautela sia perché si tratta di uno studio in vitro sia perché parecchi fattori influenzano la tensione di legame inclusi: la tecnica usata per il debonding, il tipo di bracket, la superficie del dente, le differenze nel protocollo di sabbiatura con l’ossido di alluminio e i materiali usati per il bonding. Sarebbero dunque necessari ulteriori studi per capire se diversi protocolli di abrasione potrebbero influenzare la tensione di legame e il fallimento dell’interfaccia di legame.

 

 

Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso

 

 

Per visualizzare l’articolo completo clicca sul seguente link: http://www.angle.org/doi/pdf/10.2319/120613-897.1

 

MANCA POCO…ALLO STUDY CLUB!!!

1.001

Accidental debondings: Buccal vs fully individualized lingual multibracket appliances

Thomas Ziebura, Ariane Hohoff, Stefanie Flieger, and Thomas Stamm (Am J Orthod Dentofacial Orthop 2014;145:649-54)

 

Lo scopo di questo studio retrospettivo è stato valutare la frequenza e la localizzazione del fallimento del bonding nei pazienti trattati con apparecchi linguali (TOP-Service fur Lingualtechnik GmbH, a 3M Company, Bad Essen, Germany) o vestibolari (Mini Diamond brackets/Accent molar tubes; Ormco, Orange, Calif). Tra i fattori di rischio sono stati analizzati il sesso, l’età del paziente e la tendenza al fallimento.

Sono stati inclusi i pazienti che erano stati trattati con apparecchi fissi in entrambe le arcate per più di un anno e sono invece stati esclusi i denti con bande, i trattamenti combinati con apparecchiatura linguale in un’arcata e vestibolare in un’altra e i casi in cui era stata utilizzata della clorexidina pre trattamento in quanto poteva inficiare i risultati. I pazienti inclusi sono stati 103 (59 con apparecchio linguale e 44 con apparecchio vestibolare) per un totale di 2543 brackets.

In entrambi i gruppi le superfici dentali sono state pulite con uno spazzolino lucidante (Plur- adent, Offenbach, Germany) con una pasta di profilassi Remot (lege artis Pharma, Dettenhausen, Germany) e sciacquati.

Nel gruppo con apparecchio linguale le superfici linguali dei denti sono state sabbiate per 3-4 secondi usando una polvere di ossido di alluminio e sono state sciacquate, asciugate e mordenzate per almeno 15 secondi. Il bonding è stato effettuato con una mascherina in silicone trasparente (TOP-Service fur Lingualtechnik GmbH, a 3M Company) e un adesivo (Maximum Cure Sealant A and B; Reliance Orthodontic Products, Itasca, Ill). Nel gruppo con apparecchio vestibolare i brackets sono stati bondati in modo diretto applicando l’adesivo Maximum Cure Sealant A and B sui denti e il composito Phase II Paste A and B (Reliance Orthodontic Products) sui brackets. Il periodo di osservazione è stato il primo anno di trattamento.

Secondo gli autori, i brackets linguali completamente customizzati, come quelli usati in questo studio, sono più soggetti ai contatti occlusali rispetto ai brackets vestibolari in quanto hanno piccole estensioni occlusali; sia per questo motivo che per la ridotta estensione della superficie linguale del dente rispetto a quella vestibolare, sono in teoria soggetti a un maggior rischio di distacco. Ci sono anche ipotesi secondo le quali la tecnica di bonding e l’estensione del bracket influenzano il tasso di fallimento. I brackets linguali utilizzati in questo studio avevano significative differenze di forma e dimensione rispetto ai vestibolari; nei denti la cui corona clinica era troppo piccola i pads occlusali degli attacchi linguali permettevano di aumentare la superficie ritentiva. Il tasso di debonding nei brackets con questi pads era significativamente più basso di quello degli attacchi senza pad a dimostrazione che l’estensione del bracket influenza la sua sopravvivenza.

A causa  delle dimensioni del campione gli autori non hanno fatto differenza tra i vari tipi di malocclusione ed i loro effetti sulle forze masticatorie alle quali gli attacchi sono soggetti. In entrambi i gruppi sono state rilevate grandi variazioni interindividuali e ciò indica che questi fattori debbano essere indagati ulteriormente. Inoltre non sono state rilevate differenze nel debonding tra maschi e femmine ma è anche vero che i due gruppi non erano ben equilibrati. Per quanto riguarda la posizione dei brackets nell’arcata invece, in entrambi i gruppi è stato rilevato il più alto tasso di fallimento sui molari, probabilmente sia a causa delle forze masticatorie sfavorevoli nei settori posteriori sia per le maggiori difficoltà nel mantenere i denti asciutti durante il bonding.

Secondo lo studio, entro il primo anno di trattamento può avvenire il 2.62 di fallimenti del bonding per ogni soggetto indipendentemente dall’apparecchiatura usata. Questo dato secondo gli autori, è molto importante considerando le grandi variazioni interindividuali e può essere un valore di riferimento nel considerare i costi e le istruzioni che devono essere date al paziente. Il maggior tasso di fallimento sui molari inoltre, suggerisce l’utilizzo di pads occlusali nelle apparecchiature linguali e bande cementate negli apparecchi vestibolari.

 

 

Report a cura della Dott.ssa Laura Bonaccorso

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